giovedì, 11 giugno 2009 -
Ultimamente molti colleghi di lavoro mi prendono da parte e cominciano a parlarmi dei loro problemi lavorati e famigliari, delle loro paure, dei loro sentimenti, dei loro sogno.
Li ascolto in assoluto silenzio e totale presenza.
Quando hanno finito di sfogarsi, si sentono più rilassati e mi ringraziano per averli ascoltati.
Questa “cosa” mi dà molto da pensare.
Perché le persone che in certi momenti si sentono frustrate vengono proprio a cercare me?
Non sono certo un santo e non fornisco loro nessuna soluzione;
eppure sembra che li attragga come una calamita.
Forse (e sottolineo forse) ciò di cui tutti noi sentiamo una inconscia necessità è semplicemente qualcuno che ci ascolti senza appiccicarci inutili etichette.
Si dice che i matrimoni finiscono e le liti inizino perché le persone non sanno comunicare.
Comincio a credere che sia vero l'esatto contrario.
Ci siamo talmente abituati a dover assolutamente dare un opinione su qualsiasi cosa
che ci dimentichiamo sempre di sentire con cuore e mente aperti chi ci parla.
Postato da molem - 00:53 - Permalink - commenti (6)
Commenti
#1    11 Giugno 2009 - 12:05
 
concordo, marco.
è così che ci si rapporta agli altri, in genere.
e quando invece ci troviamo davanti qualcuno che sa ascoltare, ci sembra quai un miracolo.
io ho imparato che, se ascolto, imparo, e apprendo dalle emozioni e sentimenti altrui che ogni dolore è dolore, che non c'è una misura, ma solo il grado di sofferenza.
felice di rileggerti.
spero di poterlo fare più di frequente, ma ti rispetto e so che scrivi solo quando ne vale la pena.
Namastè
ciao
cri
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#2    11 Giugno 2009 - 18:00
 
Eccomi qui.
Non è solo la qualità dell'ascolto, secondo me, è che quando hai raggiunto una certa coscienza di te, e l'esperienza della morte è fondamentale per questo, emani una luce invisibile, una vibrazione che si percepisce ad un livello sottile e che viene captata inconsciamente, anche perché si avverte che sei più disponibile, più aperto, come dici tu.
Love

gloria
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente glodis211

#3    13 Giugno 2009 - 23:53
 
Cristina,
grazie per essere sempre pronta a condividere i tuoi pensieri e le tue esperienze.
In effetti, a differenza di te che sei splendidamente prolissa nello scrivere, non scrivo molto su questo blog.
Lo faccio solamente quando sento quella vocina che viene dal profondo.
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#4    14 Giugno 2009 - 00:01
 
Gloria,
Se penso nello specifico a me stesso dovrei concordare perfettamente con te;
in effetti i cambiamenti più significatevi della mai vita sono iniziati proprio da li.
Tuttavia dall'alto delle nostre attuali limitazioni temporanee riusciamo a vedere solo la punta del iceberg.
Alcuni senza necessità di fare quel passo sono divenuti “grondaie per lo spirito” (come si definì Gustavo Roll).
Comunque tutti coloro che hanno raggiunto un certo grado di sensibilità lo hanno fatto passando prima attraverso la porta del dolore, nessuno escluso.
Credo che nel raggiungere determinate mete ci sia più d'una strada.
Alcune più facili, altre più difficili (a seconda della resistenza iniziale che opponiamo a quella parte di noi stessi chiamata vita), ma tutte devono passare inevitabilmente per gli stessi ponti.

Un abbraccio ad entrambe
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#5    19 Giugno 2009 - 13:12
 
SCrivi sempre concetti molto veri, ormai siamo tutti opinionisti.
Quando raccontiamo di noi il più delle volte "l'altra persona" attacca con un "sì anche a me è successo che..."
Ascoltare è una delle azioni più difficile che un'essere umano possa compiere
^__^
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente agrimonia

#6    21 Giugno 2009 - 23:18
 
agrimonia,
Grazie della visita,
sempre molto gradita.
Vedo che ti prepari a dichiarar guerra al vaticano (poveretti loro).
Magari mi scomunicano, ma la penso come te;
Il modo migliore di onorare la divinità che è in te, è prenderti cura di te stessa e stare con le persone che ami almeno un giorno alla settimana.
Se il tuo parroco non è d'accordo, il problema è solo suo.
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