domenica, 01 febbraio 2009 -
Quando diciamo <<cambio la mia vita>> di solito pensiamo a cambiamenti radicali, importanti, fondamentali.
Pensiamo a cambiare lavoro (o a trovarlo).
Cambiare casa.
Cambiare amici.
Cambiare idee politiche o religiose.

In questi giorni mi sono dedicato a sperimentare piccoli cambiamenti di vita;
non per la loro utilità o per apparenti ragioni logiche, ma semplicemente per provare a capire cosa ciò potesse comportare dentro di me e nel mondo che mi circonda.

Il primo cambiamento è stato estetico.
Ho tagliato i capelli molto corti e li ho pettinati in modo differente.
Poi ho comprato vestiti che normalmente non metterei mai.
Qui una piccola parentesi sui miei gusti personali, che ho sempre avuto fin da piccolo.
Mi piacciono sia i maglioni in tinta unita sia quelli a colori variegati.
I colori che normalmente amo indossare sono il viola, il verde e l'azzurro.
I pantaloni sono quasi sempre di tutti i tessuti, tranne il jeans.
Manifesto una spiccata avversione per i vestiti firmati e tutto ciò che ha vistose scritte pubblicitarie di grosse dimensioni.

Ciò premesso, per due settimane mi sono vestito esclusivamente con abiti che detestavo indossare.
Dopi i primi quattro giorni, pian piano, ho cominciato ad abituarmici.
Tutto ciò che mi vedevo male addosso, lo indossavo.
Farlo a casetta propria con specchio e parenti è abbastanza facile, ma farlo in un posto di lavoro con molte persone (conosciute e non) che ti squadrano da capo a piedi, è tutt'altra cosa.
Lì ho preso atto dei miei disagi.
A mano a mano che i disagi sparivano m'accorgevo che qualunque cosa mettessi con disinvoltura, non veniva minimamente notata (quasi fosse una parte integrata di me).
Al contrario tutto ciò a cui, nonostante la buona volontà, non riuscivo proprio ad abituarmi, veniva subito notato come qualcosa di carino ma che a me non stava per nulla bene addosso.

Forse, ciò che emaniamo a livello vibratorio può influire su come gli altri valutano il nostro aspetto.

Altri cambiamenti li ho sperimentati nel mangiare.
Pane integrale anziché pane comune.
Caffè amaro anziché zuccherato.
Pasta di grano tenero anziché di grano duro.
Ecc...

Quando passi da un gusto al quale sei abituato ad uno totalmente diverso (o addirittura diametralmente opposto) il cervello interpreta ciò che mangi come “cibo dal sapore sgradevole”.
Anche qui, con un po di sforzo ed un minimo d'adattamento, bocca stomaco e cervello si abituano al cambiamento e cominciano a trovare l'intruglio sempre più accettabile, fino a considerarlo “gradevole”.
Da questo secondo esperimento ho ricavato altre due cosette che potrebbero aiutarmi a capire meglio me stesso.

  1. Anche se possiamo avere predisposizione per certi gusti alimentare essi, in linea di massima, sono mutevoli e possono adattarsi alle circostanze del momento. Ma solo a patto che diamo il giusto tempo sia al fisico sia al cervello d'accettare questi cambiamenti.
  2. Quando un cibo ci risulta sgradevole è molto facile per noi mangiarne fino al punto in cui capiamo perfettamente che abbiamo mangiato a sufficienza e non è necessario andare oltre; più quello stesso cibo ci diventa sempre più piacevole, più la nostra capacità di sentire chiaramente lo stimolo di sazietà si riduce.

Ora mi piacerebbe approfondire fino a che punto i miei disagi e le mie disinvolture (interiori) influenzano i giudizi altrui sul mio conto.
Questi piccoli esperimenti sono totalmente personali e la loro lettura non serve a nessuno che già non li abbia sperimentati.
Mi ricordano quando anni fa imparai lo Zazen dal mio maestro di Aikido.
Gli dissi che conoscevo molto della meditazione Zen e che avevo molti bei libri a casa che ne parlavano.
Lui mi chiese <<e ne parlano bene?>> io gli risposi di si, elencando tutti i benefici di cui parlavano i vari libri. (beata stupidità).
Sorrise e mi disse <<adesso ti faccio conoscere il tuo paradiso>>.
Mi tenne 35 minuti con occhi semi chiusi e gambe incrociate con l'ordine di tenere la postura e seguire il respiro. Ogni volta che mi distraevo arrivava puntuale un colpo di bastone sulla spalla.
Quando terminai quell'infernale meditazione mi chiese cosa avessi imparato.
Gli risposi che la mia mente faceva quel che voleva, il corpo era rigido e dolorante e provavo sensazioni completamente diverse da quelle scritte da quei poetici libri.
Sempre sorridendo mi rispose <<bravo, ora sai esattamente come si comporta la tua mente e quanto dovrai faticare per non permetterle di controllare totalmente a tua insaputa la tua vita>>.
Quella fu la mia prima vera lezione su me stesso.
Puoi leggere qualsiasi cosa di qualsiasi argomento, ma se non sperimenti in prima persona prestando la massima attenzione a ciò che accade dentro e fuori di te, avrai solo perso tempo nell'illusione d'aver imparato ciò che in realtà non conosci affatto.
Postato da molem - 01:48 - Permalink - commenti (6)
Commenti
#1    01 Febbraio 2009 - 09:20
 
Sposo totalmente ciò che hai scritto, la nostra mente ingannatrice aiuta a vivere in uno stato di illusioni e non verità.
Trovo che sia faticoso emergerne, ma chi vi riesca avrà sicuramente in regalo una mente più libera
buona domenica "coscritto"
^___^
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#2    01 Febbraio 2009 - 11:30
 
@ Agrimonia,
spesso anche l'apparente difficoltà che troviamo nel provarci è frutto della nostra illusione.

Buona continuazione della bianca domenica anche a te.
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#3    03 Febbraio 2009 - 22:59
 
sottoscrivo per aver sperimentato.
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#4    04 Febbraio 2009 - 08:58
 
@ cristinabove
Grazie Cristina.
Tengo molto alle tue sensazioni e al tuo istinto.
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#5    09 Febbraio 2009 - 14:34
 
"La forma è vuoto. Il vuoto è forma". Le tecniche e le pratiche, se intellettualizzate e non sperimentate direttamente e, soprattutto, col cuore, sono vuote e prive di concretezza.
Mi piace sempre più,sai, questo tuo "cambiamento" ..
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#6    11 Febbraio 2009 - 10:00
 
@ markreiki

A me piace la tua presenza.
Il mio vuoto è la tua forma.
Ciò che mi rifletti è ciò che ho dentro di me.
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